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Esteri

Traffico rifiuti tra Puglia, Egitto, Iran e Libia: 3 arresti

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Traffico di rifiuti tra Italia, Egitto, Iran e Libia: 3 arresti

Secondo l'accusa gli arrestati, insieme alle persone denunciate, avevano costituito un'organizzazione che esportava all'estero veicoli fuori uso interi: semirimorchi, autocarri cassonati e furgonati anche adibiti ad usi speciali come mezzi frigorifero e betoniere mai sottoposti alle operazioni di trattamento previste. È quanto affermano Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, e Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, sull'operazione "Cannibal Cars" condotta dai carabinieri forestali del gruppo di Bari nell'ambito di un'inchiesta su un presunto traffico transfrontaliero di rifiuti pericolosi tra Italia, Egitto, Iran e Libia. Sotto sequestro sono finite anche diverse decine di mezzi pesanti, e una serie di altri beni, per un valore totale che supera il milione e settecentomila euro. Sono state, inoltre, sequestrate false documentazioni utilizzate per presentare come parti di ricambio i rifiuti esportati. Oltre ai tre arrestati, di cui uno egiziano e gli altri due di Ruvo di Puglia e Andria, sette persone sono state denunciate a piede libero. "Non a caso - prosegue dunque l'associazione ambientalista -, infatti, come emerge dall'ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente, contro le attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, dal 2002 al giugno 2017, in Puglia, ci sono state 60 inchieste, circa il 17,3% di quelle compiute su tutto il territorio nazionale". Per tali principali ragioni, agli indagati sono stati contestati numerosi reati di falso. Il gruppo organizzato si avvaleva anche di consulenti ambientali, anch'essi indagati.

Così avrebbero risparmiato milioni di euro di spese di smaltimento dei rifiuti. Ingente il danno all'ambiente, derivato dalla circolazione dei rifiuti, sporchi e non bonificati con presenza di gravi inquinanti come piombo, cadmio, mercurio, sostanze lesive per l'ozono nonché sostanze petrolifere contaminate.

L'indagine è stata condotta dai Carabinieri Forestali del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale del Gruppo di Bari con la collaborazione dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli-Direzione Centrale Antifrode e Controlli, che ha permesso agli investigatori di localizzare e bloccare i traffici in esportazione.

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