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Pasta e riso, da oggi scatta l'obbligo dell'etichetta d'origine

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L'etichetta su pasta e riso favorisce le produzioni della Sardegna

Scatta domani infatti l'obbligo in etichetta di indicare l'origine del grano duro utilizzato grazie all'entrata in vigore del decreto ministeriale sul grano.

Una scelta, quella dell'etichettatura d'origine, applaudita dal 96% dei consumatori che - sottolinea la Coldiretti - chiede venga scritta sull'etichetta in modo chiaro e leggibile l'origine di tutti gli alimenti e confermata in Italia anche dal Tar del Lazio che ha precisato come sia "prevalente l'interesse pubblico a informare i consumatori considerato anche l'esito delle consultazioni pubbliche circa l'importanza attribuita dai consumatori italiani alla conoscenza del Paese di origine e/o del luogo di provenienza dell'alimento e dell'ingrediente primario". Con i decreti interministeriali sull'etichetta di pasta e riso, annunciati nel 2017 ma appena entrati in vigore, si è evidenziato con sempre maggiore chiarezza lo scontro tra i due sistemi economici che governano il settore agroalimentare italiano: industria e produzione agricola-artigianale.

La sperimentazione, prevista per due anni, permetterà di conoscere l'origine del grano impiegato scrivendo così la parola fine alle truffe dei prodotti importati e spacciati per nazionali.

"Opportunità resa possibile da un un milione e 350 mila ettari di coltivazioni di grano duro con un raccolto che, quest'anno, sfiorerà i 4 miliardi e 300 milioni di chili, concentrato nel Sud Italia, soprattutto in Puglia e in Sicilia che, da sole, rappresentano, il 40% del totale nazionale". Come pure un pacco di riso su quattro senza che questo fosse fino ad ora indicato in etichetta. Qualora le fasi di coltivazione, lavorazione e confezionamento del riso avvengano nello stesso Paese, può essere recata in etichetta la dicitura 'origine del riso', seguita dal nome del Paese. Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".

Questa frase afferma una richiesta più che legittima.

"In caso di riso coltivato o lavorato in più Paesi, possono essere utilizzate le diciture UE, non U", e infine UE e non UE.

Stessa storia per il riso. "Siamo gli unici a proporre al consumatore pasta all'uovo e di semola prodotta in chiave artigianale e di alta qualità con triplo impasto lento a bassa temperatura, lenta estrusione, trafilatura al bronzo, essiccazione lenta a bassa temperatura e materie prime 100% italiane" - ha spiegato il direttore. "Finalmente ai consumatori sarà garantita trasparenza e la possibilità di fare scelte consapevoli sull'alimento più consumato in Italia: la pasta - commenta il presidente Codacons Carlo Rienzi - Finora gli italiani sono stati del tutto all'oscuro sull'origine della materia prima, una situazione di incertezza che ha danneggiato il Made in Italy e dato vita ad inganni attraverso confezioni che richiamavano una italianità del prodotto nella realtà inesistente, perché grano e riso provenivano da paesi esteri". Ciò ha causato una vera e propria invasione di prodotto dai Paesi asiatici, da dove proviene ormai la metà del riso importato, con una spirale speculativa insostenibile che ha dimezzato nell'ultimo anno le quotazioni riconosciute ai coltivatori di riso italiani.

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