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Inchiesta "Security" sul Foggia Calcio e fatture false, un nuovo arresto

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False fatture per 500 mila euro, Gdf sequestra 230 mila euro

L'operazione, definita "Super Job", è stata coordinata dai pm Luigia Spinelli e Giuseppe Bontempo. I provvedimenti sono arrivati in seguito ad attività di indagine eseguite dai militari del Nucleo Tributario delegate dalla Procura della Repubblica su un giro di false fatture per circa 90 milioni di euro relative a delle cooperative di facchinaggio.Coinvolti soggetti di Latina, Aprilia e Cisterna.

Nel mirino della Guardia di Finanza provinciale di Latina è finita una banda dedita alla frode fiscale, all'evasione e alla corruzione. "Ogni società - spiega il colonnello Michele Bosco, comandante provinciale della Guardia di Finanza - nasceva sapendo di dover passare il testimone a quella successiva".

I finanzieri avrebbero acclarato che l'arrestato, "dopo aver ricevuto, tramite bonifico, dalla società destinataria della fattura l'importo di cui al documento fiscale inesistente, restituiva la somma in contanti in favore degli amministratori di fatto delle società beneficiarie, trattenendo per sé un corrispettivo pari al 6% dell'importo fatturato". Uno degli arrestati infatti è un consulente che lavora nel Regno Unito. Gli inquirenti hanno così scoperto una serie di società cooperative riconducibili ad un commercialista apriliano e ad un imprenditore pavese, tutte intestate a prestanome e utilizzate per commettere reati tributari.

Le investigazioni hanno inoltre consentito di arrestare sei commercialisti, che mettevano a disposizione del sistema criminoso le loro specifiche competenze professionali, per la contabilizzazione di costi derivanti da false fatture e per la certificazione dei crediti IVA derivanti dalle operazioni oggettivamente inesistenti. Questi costi venivano bilanciati con ricavi derivanti, a loro volta, dall'emissione di false fatture di prestazione manodopera, per milioni di euro frodati all'Erario. I soldi ricavati, provenienti dall'evasione fiscale, venivano trasferiti all'estero, simulando acquisti di servizi da società londinesi, anche queste riconducibili agli stessi indagati. Stando a quanto affermano le Fiamme Gialle, la banda veniva agevolata nelle sue attività illecite grazie alla compiacenza di due pubblici ufficiali corrotti.

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