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Maroni attacca Salvini: "con me si è comportato da stalinista"

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Il caso Lega. La lite della strana coppia. Maroni contro Salvini: “Stalinista”. La replica: “Lavoro per far ripartire l'Italia”

Lo ha dichiarato il governatore uscente della Lombardia, Roberto Maroni, in un'intervista al Foglio, dicendosi "dispiaciuto" delle dichiarazioni "sprezzanti e sorprendenti" rilasciate dal segretario della Lega.

"Mi sono sfogato perché mi sono sentito trattato un po' male, ma è stato uno sfogo e basta - sostiene Maroni - Retroscena, patti segreti?" Ma rassicura: "Io sono una persona leale". "Ho altri progetti in mente fuori dalla politica", ha detto ancora Maroni parlando a margine di una vista alla Croce rossa di Milano, "e sono molto felice di questa scelta perché è una vita nuova". Il pacchetto di riforme sul lavoro, la cui parziale cancellazione rientra già nei programmi di M5S e Liberi e Uguali, rimane per Maroni una risorsa da migliorare. "Basta con le polemiche, non mi occupo piu' di politica perche', come ho detto me ne libero, me ne vado, lascio e cosi' sara'". Un'altra "riserva" della Repubblica che si mette di lato aspettando il risultato elettorale del 4 marzo che potrebbe spazzar via tutti, o quasi, i candidati premier del momento. Poteva essere gestita meglio da entrambe le parti. Chiamera' Salvini? "Si' certo - ha risposto - siamo entrambi milanisti, fede rossonera, considero chiusa questa vicenda spiacevole. Lo sostengo lealmente come candidato premier e adesso mi occupo della Regione per sostenere Attilio Fontana". Nonostante la frattura, che ha obbligato il centrodestra ad elaborare un piano alternativo d'emergenza, Maroni ha comunque ribadito il suo sostegno al segretario candidato premier, una responsabilità legata al partito che va rispettata. Se le deve chiedere lui: "io non sono l'esaminatore".

"Da leninista, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti e di diventare un bersaglio mediatico solo perché a detta di qualcuno potrei essere un rischio".

"Consiglierei al mio segretario - continuava il presidente lombardo - non solo di ricordare che fine ha fatto Stalin e che fine ha fatto Lenin, ma anche di rileggersi un vecchio testo di Lenin". Da qui, spiegava Maroni, l'attacco di Salvini ("Che è stato il primo, mesi fa, a sapere della mia intenzione di non candidarmi") nei suoi confronti.

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