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Esteri

Operazione "Stige", 169 arresti tra Italia e Germania

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Ndrangheta 169 arresti tra Italia e Germania. C'è anche il presidente della provincia di Crotone

Quella condotta stamani tra Italia e Germania è "la più grande operazione fatta negli ultimi ventitrè anni per numero di arrestati". "Il primo a credere in questo progetto - ha garantito Nicola Gratteri - inviando i primi della classe non nei più bei posti d'Italia ma nelle zone di frontiera, in periferia". Davanti a lui anche il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, il generale Tullio Del Sette, che ha deciso di presenziare alla conferenza stampa tenuta a Catanzaro per testimoniare la sua vicinanza al lavoro portato avanti da Carabinieri e magistratura. Quando in Calabria si pronuncia il nome della cosca Farao Marincola, la mente va subito ad uno dei "locali" di 'ndrangheta più antichi della regione. È ancora Gratteri a dire che "siamo di fronte a una struttura così radicata nel territorio che non necessita neanche più di fare intimidazioni".

L'anziano boss Giuseppe Farao, 71 anni, detenuto nel carcere di Opera di Milano, aveva capito questa esigenza di evolversi, al punto da indicare la strada: basta violenze, relegate agli uomini di secondo piano, e via libera agli investimenti. Finita l'epoca delle infiltrazioni, negli anni ha piazzato i propri uomini alla guida di aziende e di diversi Comuni calabresi. In manette, infatti, il presidente della Provincia e sindaco di Cirò Marina, Nicodemo Parrilla, il sindaco di Strongoli, Michele Laurenzano, quello di Mandatoriccio, Angelo Donnici, e diversi amministratori locali.

Settanta gli immobili sottoposti a sequestro e quattrocento le autovetture per un valore complessivo di cinquanta milioni di euro.

I 169 arresti, il coinvolgimento diretto di politici e imprenditori, l'avere colpito direttamente gli imponenti affari della 'ndrangheta, hanno fatto esultare il magistrato. Affari sempre più sporchi e tutti da chiarire, come quelli nel settore dei rifiuti speciali, con una inquietante intercettazione in cui i boss facevano riferimenti espliciti a "decine di viaggi al giorno per portare in Calabria rifiuti speciali dall'Ilva di Taranto".

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