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Caporalato: oltre mille lavoratori irregolari e 59 indagati

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Caporalato da Pordenone, anche Brescia

E' il risultato della vasta operazione della Guardia di Finanza di Pordenone che è arrivata fino in bergamasca.

Oltre mille posizioni lavorative irregolari, fatturazioni per operazioni inesistenti per 21 milioni di euro e 59 persone indagate: 4 per associazione a delinquere, 48 per reati tributari e 7 per reati di riciclaggio, in relazione ad attività distrattive per circa 700mila euro effettuate su conti correnti societari e operate tramite carte prepagate e vaglia postali. Emesso anche un provvedimento di sequestro preventivo per 3 milioni e 978mila euro.

Lo schema criminale - che le Fiamme gialle definiscono "di assoluto spessore e pericolosità sociale" considerato i volumi, le dimensione geografiche e il numero dei soggetti coinvolti - prevedeva che una serie di aziende fornissero, con il ruolo di intermediatori, manodopera per imprese manufatturiere del Nord Italia. Legata a quest'ultimo aspetto è stata individuata un'associazione a delinquere la cui figura principale con funzione di promotore, coordinatore ed esecutore era un soggetto residente nella Provincia di Pordenone, già destinatario di plurime condanne e denunce per reati economico-finanziari.

Il sistema scoperto dalla Guardia di Finanza consisteva in falsi rapporti di appalto o subappalto con società fittizie intestate a prestanome, sulle quali venivano fatti convergere gli obblighi fiscali e contributivi della manodopera, che appariva sul piano formale dipendente da esse anziché da quelle dove realmente lavorava.

Le società che utilizzavano la manodopera "evitavano gli oneri previdenziali e assistenziali connessi alla stipula del contratto di lavoro- recita la nota- e potevano indebitamente detrarre l'Iva esposta nelle fatture dalla società appaltatrice" ma non solo, le società che fornivano i lavoratori "venivano dopo breve periodo messe in liquidazione o lasciate inattive e quindi sostituite con altre dalle medesime caratteristiche".

Un accordo che faceva contenti tutti. I lavoratori erano occupati in 37 aziende con sede nelle province di Venezia, Brescia, Padova, Treviso, Vicenza, Bergamo, Pavia, Milano e, appunto.

I lavoratori, per lo più appartenenti a contesti considerati deboli - immigrati provenienti da Slovenia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacca o dalle regioni del Sud Italia - risultavano occupati senza provvedere agli obblighi fiscali, previdenziali, assicurativi e giuslavorativi obbligatori per legge. Sequestrati due immobili di pregio, disponibilità finanziarie e due autovetture (una Porsche 911 versione 993 e una BMW 650i) oltre a 55mila euro in contanti nascoste sotto il ripiano di una scrivania.

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