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IPhone sotto accusa a Parigi

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Obsolescenza programmati nelle apparecchiature di consumo

E sono due. Contro la presunta obsolescenza programmata c'è una nuova inchiesta della magistratura francese.

Obsolescenza programmata significa decidere in fase di progettazione il ciclo vitale di un prodotto: prima deperisce e più si spinge il consumatore a riacquistare. La decisione della procura di Parigi fa seguito all'iniziativa di un'associazione, "Halte a l'obsolescence programmée" (Hop) - "Stop all'obsolescenza programmata", che ha portato la vicenda all'attenzione dell'autorità giudiziaria. Il colosso Usa ha recentemente riconosciuto di rallentare volontariamente i vecchi modelli di iPhone. Il motivo? Ufficialmente è quello di preservare il più possibile la durata della batteria consumata da centinaia di cicli di ricarica, abbassando le richieste energetiche del processore e permettendo ancora alle persone di usare lo smartphone per le operazioni più comuni, senza veder scendere l'autonomia a picco nel giro di qualche ora. La Procura di Nanterre (a nord-ovest di Parigi), affidando l'inchiesta alla Direzione generale repressione frodi del Ministero dell'economia, ha puntato gli occhi anche su quattro multinazionali produttrici di stampanti, Epson, Brother, Canon e HP, accusate di far pagare salato ai consumatori l'inchiostro nelle cartucce: un litro d'inchiostro costa 2.062 euro, il doppio di un litro di profumo Chanel n.5, cento volte di più di una bottiglia di Bordeaux e quasi 2mila volte un litro di benzina senza piombo.

L'obsolescenza programmata è una pratica commerciale ampiamente criticata secondo cui i prodotti vengono costruiti con una data di scadenza in modo che i consumatori siano costretti a sostituirli. Poiché "le batterie agli ioni di litio perdono capacità di rispondere ai picchi di corrente quando sono al freddo, hanno poca carica o sono vecchie" e ciò "può portare all'inatteso spegnimento dell'apparecchio per proteggere i suoi componenti", ha dichiarato Apple. Qualora verificata, si tratterebbe non solo di una pratica che andrebbe contro l'etica e la morale di un marchio verso i clienti ma del tutto illegale, visto che dal 1 luglio 2016 la Francia ha reso l'obsolescenza un vero e proprio reato, punibile fino a due anni di carcere, 300 mila euro di multa e un'ammenda pari al 5% dell'intero fatturato dell'azienda coinvolta.

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