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Trapianto di Feci per curare la KPC: cura sperimentale a Monza

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Trapianto di Feci per curare la KPC: cura sperimentale a Monza

Il trapianto di feci è una tecnica che permette di affrontare alcune patologie per le quali si è sviluppata la resistenza agli antibiotici: in che consiste, quali vantaggi e quali effetti collaterali ci sono.

Batteri che possono provocare anche la Klebsiella Pneumoniae Carbapenemasi-produttrice (KPC), una infezione batterica opportunistica altamente resistente alle terapie antibiotiche, in grado di causare sepsi sistemiche che possono condurre con elevata probabilità alla morte.

Attualmente in Italia, che è tra i 12 paesi occupato nelle continue ricerche scientifiche, non sono molte le informazioni disponibili che possano spiegare per bene il trapianto e che dunque sappiano impartire un'adeguata educazione e preparazione del personale.

Il batterio KPC ha un tasso di mortalità pari all'80 per cento nei pazienti immunodepressi ed è estremamente difficile da eradicare.

In particolare il trapianto di flora intestinale si è rivelato molto utile per trattare l'infezione causata dal batterio Clostridium difficile.

Per questo tipo di infezione, ma anche più in generale per le MICI, una buona strada da intraprendere, anche se ancora in via sperimentale, è quella del trapianto fecale. Per questo abbiamo pensato di provare ad applicarla anche nelle infezioni da KPC.

Lo studio che verrà condotto a Monza necessiterà di venticinque pazienti affetti dal batterio in questione, cui verrà ripulito interamente l'intestino per sostituire il vecchio materiale infetto con le feci di un donatore sano.

Trapiantare del materiale fetale da un donatore sano ad un altro portatore di germi antibiotico-resistenti.

I benefici derivano dalla naturale eliminazione del batterio nocivo e dal contemporaneo ripristino della normale flora batterica. A distanza di 1, 3 e 6 mesi è stato eseguito un controllo: i dati preliminari, in circa la metà dei pazienti trattati, hanno mostrato una negativizzazione (già visibile dopo 7 giorni). Poichè al momento non esiste ancora l'adozione di una regolamentazione condivisa dalla comunità scientifica internazionale, questa tecnica ancora non viene usata correntemente nella pratica clinica. È quanto emerge dai lavori di una Consensus Conference Europea, pubblicati su Gut (la rivista ufficiale della British Society of Gastroenterology), a cui ha partecipato un pool di esperti europei, riunitisi recentemente a Roma in occasione del corso "Fecal Microbiota Transplantation Dissemination Project".

Lo studio ha quindi fornito una serie di raccomandazioni volte a facilitare l'inserimento di tale procedura terapeutica ancora non convenzionale nel governo clinico, ovvero a facilitare l'indispensabile assemblaggio di competenze specialistiche differenti (gastroenterologiche, microbiologiche, infettivologiche) al fine di costituire un team di esperti capace di erogare la prestazione.

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