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Sequestrato patrimonio di un noto mercante d'arte: "Legato a Matteo Messina Denaro"

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Maxi-sequestro a Becchina, noto “mercante d'arte”. E' nel mirino da oltre 20 anni

I traffici illeciti di Becchina vennero attestati in una sentenza del 2011, mentre i legami con la mafia emersero nell'indagine patrimoniale nei confronti dell'imprenditore Rosario Cascio che ha portato alla confisca della Atlas Cementi srl, costituita da Becchina nel 1987 e della quale Cascio era poi entrato a far parte. Invece, nei mesi scorsi, sono arrivate dichiarazioni di un testimone d'eccezione come Giuseppe Grigoli, l'ex patron di Despar in Sicilia condannato per essere stato il braccio imprenditoriale del superlatitante Matteo Messina Denaro, che hanno inguaiato di nuovo il mercante d'arte. Secondo alcuni collaboratori di giustizia, ci sarebbe stato proprio Ciccio Messina Denaro, dietro il furto dell'Efebo di Selinute, statuetta di grandissimo valore, trafugat0 negli anni Cinquanta. Alle indagini ha preso parte anche la polizia giudiziaria elvetica.

Emigrato dalla natia Castelvetrano in Svizzera, dopo aver subìto una procedura fallimentare, nel 1976, il noto commerciante internazionale d'opere d'arte aa Basilea ha trovato lavoro come impiegato in una struttura alberghiera. Poi nel 1992, sulla base di alcune dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Rosario Spatola e Vincenzo Calcare, che lo indicavano vicino sia alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara sia a quella di Castelvetrano, per conto della quale avrebbe trafficato reperti archeologici, il mercante d'arte fu indagato per concorso in associazione mafiosa. In seguito intraprese l'attività di commercio di opere d'arte e reperti archeologici. A metà degli anni Novanta, divenuto ormai un affermato uomo d'affari, Becchina era tornato a vivere stabilmente a Castelvetrano, dove aveva anche avviato delle attività economiche ed effettuato rilevanti investimenti. Nel 2001 i carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale scoprirono a Basilea un vero tesoro composto da più di 5mila reperti archeologici provenienti da scavi clandestini che poi furono restituiti all'Italia. Secondo le accuse avrebbe foraggiato economicamente la latitanza di Matteo Messina Denaro. Brusca, in particolare, "nel confermare gli interessi economici dei Messina Denaro nel traffico dei reperti archeologici, ha raccontato che fu lo stesso Riina a indirizzarlo dal latitante castelvetranese, quando, nei primi anni Novanta, ebbe necessità di procurarsi un importante reperto archeologico, che avrebbe voluto scambiare con lo Stato italiano, per ottenere benefici carcerari per il padre". Il provvedimento di sequestro colpisce aziende, terreni, conti bancari, automezzi, ed immobili, tra i quali l'antico castello Bellumvider di Castelvetrano, la cui edificazione si fa risalire a Federico II, nei secoli successivi eletto a residenza nobiliare del casato Tagliavia-Aragona-Pignatelli, principi di Castelvetrano. Stando alle stime degli investigatori, sebbene il valore dei beni sequestrati sia difficile da calcolare essendo in buona parte d'interesse storico - architettonico, sarebbe comunque di svariati milioni di euro.

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