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Salute

Allarme influenza aviaria a Tivoli ea Roma

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Aviaria ecco il business dalle uova d’oro

Un focolaio di influenza aviaria del sottotipo H5N8 è stato rilevato il 3 novembre in un allevamento non commerciale nei pressi di Tivoli, in provincia di Roma. Ecco i provvedimenti disposti dalla Regione Lazio. Di questi quasi 6,2 milioni saranno riservati agli indennizzi per gli allevatori i cui capi sono stati colpiti dall'aviaria: solo per quanto riguarda i capi abbattuti, il risarcimento previsto si avvicina ai 7 euro per ciascun animale.

Il 9 novembre il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha emesso una specifica ordinanza per le misure sanitarie straordinarie, fissando una zona di protezione con un raggio di 3 chilometri e una zona di sorveglianza con un raggio di 10 chilometri dal focolaio.

In particolare la zona di protezione coinvolge, a Roma, quelle a nord-est di Via Crucis (San Vittorino); a est di via di Ponte Terra e a nord dell'A24; la zona di sorveglianza, invece, coinvolge, sempre nella Capitale, le aree est di via di Lunghezzina; a est della frazione di Fosso San Giuliano; a est e sud est di quella di Valle Castriglione.

Si prosegue con i Comuni di Casape, Gallicano nel Lazio, Poli, alcune zone di Zagarolo e Palestrina, zone di Castel San Pietro, Capranica Prenestina, Ciciliano, zone di Sambuci, di Vicovaro, di San Polo, Marcellina e di Guidonia Montecelio. Nella zona di sorveglianza è vietata, tra l'altro, la movimentazione di pollame, pollastre, pulcini di un giorno, uova all'interno della zona di sorveglianza salvo autorizzazione della Regione; tale divieto non si applica al transito su strada o rotaia attraverso la zona di sorveglianza che non comporti operazioni di scarico o soste.

Sul rischio di contagio con l'influenza aviaria, la Asl Roma 5, che ha come zone di competenza Tivoli e Comuni limitrofi, ha rassicurato che esso non sussiste nel "consumo di carni avicole o uova" - nemmeno se queste ultime vengono mangiate crude -. L'influenza aviaria è una malattia contagiosa nei volatili ma, pur appartenendo i virus influenzali umani e aviari alla stessa famiglia e tipo, non possono trasmettersi con efficienza all'uomo se non sporadicamente e in condizioni che prevedano un contatto diretto con animali e materiali contaminati o aerosol infetti.

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