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Roma, la carica di Dzeko: "Ho due anni per vincere lo Scudetto"

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La promessa di Dzeko

Da quasi cinquanta giorni Edin Dzeko non segna in campionato, ma questo non ha impedito alla Roma di Di Francesco di inanellare vittorie e restare in scia con per i vertici della classifica. Non siamo robot. I tifosi della Roma sono fanatici, il calcio assume troppa importanza in alcuni casi. "Il primo anno è andato male perché al City, durante la preparazione estiva, non mi avevano fatto giocare sapendo che sarei andato via". Fisicamente ero fiacco e non fare gol comincia a pesarti psicologicamente. Ma le cose non sono sempre andate così, soprattutto nella sua prima stagione nella Capitale. Quell'estate ho liberato la mente dai brutti pensieri, ho lavorato sul fisico e fatto una preparazione come si deve. "Dovevo ambientarmi alla Serie A", ha ammesso il bosniaco. Nel calcio è tutto troppo bianco o nero: se Messi e Ronaldo non segnano per due partite si parla di crisi.

"Voglio portare la Roma allo Scudetto e ho ancora due anni per farlo": è questa la frase più significativa dell'intervista di Edin Dzeko alla rivista tedesca Kicker. "Allo stesso tempo però giocare davanti a loro ti trasmette entusiasmo e ti dà una spinta in più".

DIFFERENZA TRA I VARI CAMPIONATI - Dzeko è uno dei pochi attaccanti che può vantare di aver giocato in tre dei maggiori campionati europei: "In Germania, al Wolfsburg, gli allenamenti erano più faticosi".

Per la gioia dei romanisti il rendimento di Edin è cambiato e anche il suo ambientamento: "È difficile passare inosservati: se uno mi vede a cena parte il caos e in 100 mi chiedono autografi". La Premier, invece è il "non plus ultra", lì è calcio totale. Se posso, evito di andare in città, ma qui vivo bene io e la mia famiglia. "Poi, a metà novembre fa ancora calduccio, in Germania non credo sia così..." Il clima, a Roma, diventa particolare in occasione del derby: "Sabato abbiamo il derby, per chi non lo vive è difficile capire: se vinci per i tifosi la vita è più bella". Finalmente non ci saranno più proteste per le barriere e quindi potrò vivere il derby più caldo. In Italia infine ho imparato tante cose, anche se può esser noioso per i molti tatticismi. "La moviola? A volte dopo un gol è strano perché non sai se esultare o aspettare che l'arbitro abbia controllato l'azione attraverso la Var".

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