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Fallimenti, ci sono voluti 80 anni per una nuova legge

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Fallimenti, ci sono voluti 80 anni per una nuova legge

Con l'approvazione in Senato, l'11 ottobre, della riforma sulla crisi di impresa e l'insolvenza, viene mitigata la figura di chi subisce una sconfitta imprenditoriale. La nuova legge prevede importanti cambiamenti per le imprese, tra i quali spiccano il meccanismo di allerta volto ad evitare che le crisi societarie diventino irreversibili e i nuovi strumenti volti a favorire la mediazione tra debitori e creditori. Questo dovrà confermare l'attuale nozione contenuta nella legge fallimentare, in base alla quale "lo stato d'insolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni". Soddisfazione da parte del ministero della Giustizia, Andrea Orlando, che parla di "riforma epocale".

Su Twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, saluta il passaggio parlamentare definendolo "un contributo per un'economia più sana che aiuterà la crescita". Dominus nella liquidazione giudiziale sarà il curatore, con poteri decisamente rafforzati: accederà più facilmente alle banche dati della Pa, potrà promuovere le azioni giudiziali spettanti ai soci o ai creditori sociali, sarà affidata a lui (anziché al giudice delegato) la fase di riparto dell'attivo tra i creditori. Previsti nuovi strumenti, come la fase di allerta, attivabile dall'imprenditore oppure direttamente dal tribunale, che affida a un organismo istituito presso le Camere di Commercio la composizione della crisi, con sei mesi di tempo per raggiungere un accordo con i creditori. Ci sarà però una stretta sulle incompatibilità.

Insolvenza gruppi di imprese Arriva una procedura unitaria per la trattazione della crisi e dell'insolvenza delle società del gruppo e, anche in caso di procedure distinte, vi saranno comunque obblighi di collaborazione e reciproca informazione a carico degli organi procedenti.

L'imprenditore che attiva l'allerta - non valida per società quotate e grandi imprese - o si avvale di altri istituti sarà premiato con la non punibilità dei delitti fallimentari (se il danno patrimoniale è tenue) e altre attenuanti.

Processi più semplici Nel trattare le proposte, priorità viene data a quelle che assicurano la continuità aziendale, a condizione che soddisfino il più possibile i creditori.

Il ddl modifica innanzitutto il lessico, prevedendo la sostituzione del termine "fallimento", con tutti i suoi derivati, con l'espressione "liquidazione giudiziale".

Sarà eliminato il tetto del 60% dei crediti per l'omologazione dell'accordo di ristrutturazione dei debiti, mentre il concordato preventivo sarà ripensato includendo anche il percorso che porta alla liquidazione dell'azienda, a patto di garantireil pagamento di almeno il 20% dei crediti chirografari. Il giudice competente sarà individuato in base alle dimensioni e alla tipologia delle procedure concorsuali, assegnando in particolare quelle relative alle grandi imprese al tribunale delle imprese a livello di distretto di corte d'appello.

Ad esempio, per quel che riguarda quest'ultimo punto, è prevista una riduzione della durata e dei costi delle procedure concorsuali, pertanto ci dovrebbe essere una maggiore responsabilizzazione degli organi di gestione.

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