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Ilva, sciopero dei lavoratori contro 4mila esuberi

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Ilva, sciopero dei lavoratori contro 4mila esuberi

Il ministro dello Sviluppo economico Calenda ha rinviato infatti l'incontro in programma giudicando irricevibili le proposte del gruppo sulle questioni che riguardano il salario e l'inquadramento dei lavoratori.

Nel marasma generale, infine, ne usciranno sconfitti - come spesso e volentieri capita nel nostro Paese - i lavoratori, il cui destino è legato all'accettazione di condizioni comunque non ottimali, data la presenza di regole introdotte da chi ora difende le condizioni dei singoli, oppure al ritiro del gruppo, cosa non del tutto improbabile, che porterebbe ad una nuova contrattazione ed al ripristino di un circolo vizioso fondato sull'apparenza.

Ora, più che mai, c'è bisogno di unire le forze, amministratori, operai, sindacati e tutte le istituzioni del territorio, per far sentire forte la voce di un popolo che non è più disposto ad accettare umiliazioni e prepotenze.

4mila lavoratori Ilva rischiano il licenziamento. Calenda ha poi precisato che "finché l'investitore non sarà chiaro sugli impegni presi il tavolo non sarà riaperto". Di fronte alla posizione del governo la delegazione di Arcelor Mittal ha espresso la necessità di un confronto con gli azionisti. Sulla base di quanto formalizzato da Arcelor Mittal, non ci sono le condizioni di aprire un tavolo negoziale. "Se non si riparte da quell'accordo la trattativa non va avanti", ha dichiarato il ministro. "Il raggiungimento di un accordo con i sindacati di Ilva in un tempo ragionevole è importante affinché, una volta chiusa la transazione, possiamo iniziare a mettere in atto i nostri piani di investimenti": così ArcelorMittal in una nota dopo lo stop al tavolo di Calenda.

Per il leader della Fim, Marco Bentivogli, la società ha dimostrato "volontà di scontro".

Noi riteniamo che questo punto di vista debba essere rovesciato e sosteniamo che, vista l'assenza di garanzie concrete sul fronte occupazionale e ambientale, debba essere lo Stato a garantire il rispetto dei diritti costituzionali dentro e fuori dalla fabbrica, mantenendo il controllo pubblico sul piano industriale.

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