Intrattenimento

Anche Cara Delevingne accusa Harvey Weinstein: "Ero terrorizzata"

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Harvey Weinstein in primo piano

Il ciclone Harvey Weinstein non accenna a diminuire la sua intensità: mentre la moglie chiede il divorzio e lui si fa ricoverare in un rehab in Europa per curare la dipendenza dal sesso, sempre più star del cinema denunciano di essere state molestate dal produttore americano. A svelare la sua traumatica esperienza, adesso, è anche Cara Delevingne. "Era una chiamata molto strana e spiacevole... non ho risposto a nessuna sua domanda, ma prima che io buttassi giù mi ha intimato che se io fossi gay o avessi deciso di apparire con una donna in pubblico, allora non avrei mai avuto il ruolo di una donna eterosessuale e che non ce l'avrei mai fatta a sfondare a Hollywood".

La Delevigne, nel suo post su Instagram, entra nei dettagli dell'incontro con Weinstein.

Un paio di anni dopo - ha continuato l'attrice 25enne - i due si sono anche incontrati nella lobby di un hotel: "C'era anche un regista e dovevamo parlare di un film che doveva uscire".

"Stavamo parlando e all'improvviso mi saltò addosso sul divano" ha raccontato in esclusiva l'attrice francese Lea Seydoux al Guardian, rievocando il periodo della produzione del film 'Spectre' - "Tutti sapevano chi era Harvey e nessuno ha fatto nulla. per decenni" ha aggiunto ancora, puntando così il dito contro l'omertà del jet set. Poi mi invitò nella sua camera. Ho prontamente rifiutato e ho chiesto al suo assistente se la mia macchina fosse pronta fuori. In quel momento mi sentivo molto impotente e spaventata, ma non volevo darlo e vedere. Speravo di sbagliarmi sulla situazione. Ci ha chiesto di baciarci e lei ha iniziato a provarci con me sotto sue indicazioni. Iniziai a cantare, pensai che avrebbe migliorato la situazione, che l'avrebbe resa più professionale, come a un provino. Dopo aver cantato ho detto nuovamente che dovevo andarmene. Mi ha accompagnata alla porta e si è messo di fronte a me cercando di baciarmi sulla bocca.

Cara Delevigne ha poi rivelato di aver mantenuto il silenzio perché da una parte si sentiva terribilmente in colpa, e dall'altra, non voleva fare del male ad altre persone come la famiglia di Weinstein.

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