Affari

Crac di Banca Etruria, chiesti agli ex vertici 400 milioni

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Banca Etruria

A presentare la richiesta, al tribunale civile di Roma, il liquidatore della Banca Etruria, Giuseppe Santoni, in un'azione di responsabilità intrapresa nei confronti degli ex amministratori della banca aretina. In tutto si tratterebbe di 37 persone: i sindaci e i componenti dei tre consigli di amministrazione che si sono avvicendati dal 2010.

Tra gli ex vertici finiti nel mirino della giustizia gli ex presidenti Lorenzo Rosi e Giuseppe Fornasari, lex vicepresidente Pier Luigi Boschi, padre del sottosegretario Maria Elena, ex dirigenti Consob diventati poi rispettivamente presidente del collegio sindacale e presidente della banca, Massimo Tezzon e Claudio Salini, oltre a tutti i consiglieri finanziati dalla banca con prestiti finiti in sofferenza tra cui Augusto Federici, consigliere della banca aretina. Tra gli obiettivi della causa civile c'e' la possibilita' di utilizzare il denaro proveniente dagli eventuali indennizzi per gli obbligazionisti subordinati. Ai giudici spettera' pure il compito di valutare l'attivita' della societa' di revisione PriceWaterhouseCoopers. Nell'elenco figuravano anche gli eredi di coloro che erano deceduti. Con la missiva il commissario liquidatore concedeva 30 giorni di tempo per versare 300 milioni di euro di indennizzo "in solido". Sembra evidente che un anno e mezzo e' trascorso invano e dunque si e' deciso di procedere con l'istanza depositata in tribunale. E sarebbe stato proprio questo secondo aspetto a far lievitare ulteriormente la cifra indicata un anno e mezzo fa.

I motivi alla base dell'azione di responsabilità, scrive Santoni, sono "l'erogazione e la successiva gestione di mutui e finanziamenti anche in conflitto di interessi; il depauperamento del patrimonio sociale mediante numerose altre iniziative contrarie alla prudente gestione; le iniziative di indebito e illecito ostacolo alla vigilanza di Banca d'Italia". In più il liquidatore aggiunge la mancata fusione con Popolare Vicenza nonostante un'offerta d'acquisto (sotto forma di Opa) che Santoni continua a ritenere vantaggiosa.

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