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Prevedere i terremoti? I satelliti potrebbero fornire indizi utili

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L’epicentro nella mappa dell’Usgs

Circa tre anni prima del terremoto de L'Aquila del 6 aprile 2009 i satelliti hanno rilevato un abbassamento del suolo di un centimetro e mezzo in un'area vicina alla zona dell'epicentro. I due terremoti, continua Doglioni, "fanno parte dello stesso sistema di deformazione, dovuto al movimento del Centro America che si sta spostando sopra l'Oceano Pacifico di 7-8 centimetri all'anno: un fenomeno di subduzione che ha scatenato anche l'eruzione di un vulcano vicino", chiamato Popocatépetl, secondo un fenomeno tipico della Cintura di Fuoco del Pacifico. La ricerca, condotta dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria civile e meccanica dell'Università di Cassino e del Lazio meridionale e il Dipartimento di Ingegneria Ccvile, edile-architettura e ambientale dell'Università dell'Aquila, è iniziata nel 2011 e sta ottenendo buoni risultati.

Alessandro Amato, sismologo dell'Ingv, aggiunge che il sisma del 19 settembre ha avuto caratteristiche particolari, piuttosto rare se confrontate a quelli degli altri terremoti che si verificano in quella regione.

Roma, 22 settembre 2017 - La previsione dei terremoti è un traguardo ancora lontano dall'essere raggiunto, tuttavia un importante contributo potrebbe arrivare dalle tecniche interferometriche satellitari, in grado di misurare le deformazioni della superficie terrestre e fornire informazioni utili sulla probabilità di accadimento di un evento sismico in una determinata zona. Queste indicano che la deformazione del suolo in due bacini nell'area dell'epicentro del terremoto del 2009 è stata causata dal progressivo abbassamento del falde acquifere, a sua volta determinato dallo spostamento dei fluidi nelle fratture formate nella roccia.

È, infatti, noto in letteratura che, prima di un evento sismico, le rocce presenti nel volume della zona ipocentrale (volume focale) sono soggette ad uno sforzo di taglio, con conseguente formazione di fratture. La ricerca è stata effettuata tramite l'impiego di tecniche interferometriche satellitari, capaci di misurare le deformazioni del suolo. Da qui l'idea di applicare e verificare tale ricerca a forti terremoti già avvenuti in contesti tettonici e geologici diversi, per constatare se il fenomeno potrà essere osservato e misurato in maniera analoga. In questo modo, la tecnica potrebbe servire in futuro per prevedere eventi sismici "con successiva attivazione di interventi per la mitigazione del rischio sismico".

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