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Anpi: omicidio Ghersi ingiustificabile, ma non intacca Resistenza

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Giuseppina Ghersi

"Dopo aver letto la storia di Giuseppina Ghersi, ho pensato che bisognava fare qualcosa per ricordare una bambina di 13 anni uccisa senza motivo".

Oggi il problema è dedicare una tavoletta di marmo alla ragazzina di Savona Giuseppina Ghersi, uccisa perché si è trovata, secondo chi l'ha punita con la morte, dalla parte sbagliata, dalla parte dei perdenti.

Non è d'accordo l'Associazione nazionale partigiani, dicendosi contraria alla targa perché "Giuseppina Ghersi era una fascista". Pollero punta a una "vera riappacificazione" sostenuto dal sindaco della cittadina del ponente ligure, medaglia d'oro della Resistenza. "Non si dovrebbe omaggiare una fascista con una targa" - ha commentato il segretario Samuele Rago - "La pietà per una giovane vita stroncata non allontana la sua responsabilità per aver scelto di fiancheggiare e schierarsi con i nazifascisti che tanto dolore hanno portato in tutta la provincia di Savona". 72 anni dopo quel barbaro omicidio i discendenti degli assassini di Giuseppina accusano: "Eravamo alla fine della guerra, è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili".

Quando anche lo stupro è di parte, allora sì che si può negare una targa alla memoria di una sfortunata tredicenne pestata, violentata, uccisa con un colpo di pistola da partigiani comunisti perché ritenuta una informatrice dei fascisti.

Parole da cui ha preso le distanze Bruno Spagnoletti, dirigente Cgil in pensione. Giuseppina aveva 13 anni e per questo la sua morte deve ancora oggi far gridare per lo scandalo. Studentessa delle magistrali alla "Rossello" di Savona scrisse un tema che la maestra inviò al Duce ottenendone i complimenti: questa la sua colpa. Le cosparsero la testa di vernice rossa e le vergarono la emme di Mussolini sulla fronte per essere poi esibita in pubblico come un trofeo di caccia. Una mano pietosa aveva steso su di lei una sudicia coperta grigia che parzialmente la ricopriva dal collo alle ginocchia. L'orrore era rimasto impresso sul suo viso, una maschera di sangue, con un occhio bluastro, tumefatto e l'altro spalancato sull'inferno.

In merito si esprimono anche la sezione locale e provinciale del Pd che esprimono "condanna contro le torture, le violenze e la fucilazione di una ragazzina di 13 anni, quale era la Ghersi all'epoca".

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