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Esteri

Ocse: Fedeli, incrementeremo laureati; più risorse per le Università

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Focalizzandosi sulla sola educazione universitaria, l'Italia impiega 11.510 dollari a fronte di una media OCSE di 16.143 dollari - ed è impietoso il confronto con Francia - 16.422 dollari - e Germania - 17180 dollari -.

L'orientamento dei neolaureati italiani è quindi poco legato ai bisogni emergenti dell'economia: il 39% dei neolaureati di primo livello si è laureato in discipline artistiche/umanistiche, con conseguenze negative per il tasso di occupazione dei laureati, particolarmente tra le donne, più spesso laureate in discipline a basso tasso di occupazione. Stiamo parlando di lauree in facoltà come Lettere, Scienze della comunicazione, Scienze Politiche, Sociologia e Formazione artistica. Perché? Semplice, i processi di globalizzazione e il continuo progresso tecnologico hanno una certa influenza sulla domanda di competenze.

L'Italia incassa l'ennesimo "brutto voto" da parte dell'Ocse: in questo caso ad essere criticata è lo stesso sistema dell'istruzione del Bel Paese: in proporzione il Italia si trovano meno laureati rispetto agli altri Paesi europei, agli Stati Uniti e alla Svizzera. Sembra paradossale poi che il tasso di occupati tra i laureati è addirittura inferiore a quello dei diplomati degli istituti tecnico-professionali, pari al 68%. Va inoltre sottolineato un dato di disoccupazione dei laureati alle stelle, 15,3% rispetto alla media OCSE 6,6% e alla media UE 7,4% (fanno peggio di noi solamente Spagna e Grecia), e il tasso di laureati inattivi più alto tra i Paesi OCSE, ben il 24%. Ultimi anche per spesa pubblica in istruzione Siamo fanalino di coda anche per la spesa pubblica scolastica: l'Italia ha riservato solo il 7,1% della spesa delle amministrazioni pubbliche al ciclo compreso tra la scuola primaria e l'università. Così la ministra Valeria Fedeli ha commentato i dati Ocse.

È stato pubblicato oggi il report dell'OCSE Education at a glance 2017: i dati sull'Italia, come d'abitudine ormai negli ultimi anni, mostrano uno scenario immobile, sottofinanziato e in cui l'Università è il riflesso più evidente delle crescenti disuguaglianze, cui non vengono opposti efficaci interventi strutturali.

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