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Esteri

Venezuela, Trump: "Non è esclusa l'opzione militare"

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Venezuela, gruppo armato minaccia un'azione militare per rovesciare il governo di Maduro – VIDEO

Era forse inevitabile che Donald Trump dopo un periodo di tempo per così dire "fisiologico" e di preparazione a seguito dell 'elezione di novembre scorso, aprisse quelle situazioni che Obama aveva congelato.

In risposta alle parole del presidente americano Trump di non escludere l'opzione militare per il Venezuela, il ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino Lopez ha affermato l'11 agosto che le truppe venezuelane difenderanno sempre la sovranità nazionale. "Abbiamo molte opzioni per il Venezuela, inclusa una possibile opzione militare se necessario".

Nel discorso all'Assemblea Costituente Maduro ha detto di essere al centro di attacchi multipli provenienti da un'opposizione che promuove "violenza fascista"; dai paesi della regione che "vogliono imporci un blocco"; dagli Usa che finanziano "terroristi paramilitari" e dalla "borghesia parassitaria". Il portavoce del Pentagono ha fatto sapere che, per il momento, non c'è alcun ordine in merito. "Maduro ha scelto piuttosto la via della dittatura".

La linea dura di Trump ha respinto anche una telefonata che Maduro voleva fare al presidente degli Stati Uniti rispondendo che non parlerà con lui fino a quando "la democrazia non sarà stata restaurata" a Caracas. In proposito ha denunciato la matrice americana del recente attacco a una base dell'esercito in Venezuela, apparentemente lanciato da un gruppo di ribelli militari. Il ministro delle Comunicazioni Ernesto Villegas in un' intervista televisiva ha parlato di una minaccia senza precedenti per la sovranità del paese.

Giova notare come il documento sia firmato dai rappresentanti di Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costarica, Guatemala, Honduras, Giamaica, Messico, Panama, Paraguay e Perù, ovvero paesi che o non sono mai riusciti a fuoriuscire dal cono d'ombra dell'influenza politica ed economica degli Stati Uniti o che, dopo esservi parzialmente o temporaneamente riusciti, ne sono però poi stati di nuovo risucchiati. Maduro ha immediatamente risposto dando 5 giorni all'ambasciatore peruviano a Caracas Carlos Rossi per lasciare il paese. Secondo la stessa fonte, dal 1 aprile al 31 luglio almeno 1958 persone sono rimaste ferite nelle proteste di piazza, 5051 persone sono state "incarcerate arbitrariamente", e di queste oggi almeno 1000 rimangono dietro alle sbarre.

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