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Pensioni, Rgs: toccare automatismi rende sistema più debole

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In particolare "ritornare nella sfera della discrezionalità politica" determinerebbe un "peggioramento della valutazione del rischio paese". La Ragioneria nel report sottolinea che interventi di legge "diretti non tanto a sopprimere esplicitamente gli adeguamenti automatici" sulle pensioni, inclusi gli scatti di età, "ma a limitarli, differirli o dilazionarli, determinerebbero un sostanziale indebolimento della complessiva strumentazione del sistema pensionistico italiano". "Ciò non solo perché" la previsione di requisiti minimi, come quelli sull'età, è "condizione irrinunciabile" per "la sostenibilità, ma anche perché costituisce la misura più efficace per sostenere il livello delle prestazioni". Secondo la Ragioneria generale, inoltre, l'effetto della soppressione del meccanismo di adeguamento alla speranza di vita comporterebbe "una maggiore spesa per pensioni in rapporto al Pil di dimensioni consistenti".

Il parere della Ragioneria, dunque, sembra essere chiaro: modificare gli adeguamenti automatici indebolirebbe il nostro sistema pensionistico.

(Ultime Notizie - Ultim'ora di martedì 8 agosto 2017) Il requisito per la pensione di vecchiaia "verrebbe adeguato a 67 anni nel 2021", dice la Ragioneria dello Stato, mantenendone costante il livello. La Ragioneria generale dello Stato (Rgs) nel rapporto integrale 'Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico', spiega: "Dal confronto con la normativa vigente, emerge fin 2021, con un profilo crescente che arriverebbe a circa 0,8 punti di Pil nel 2033". L'effetto "cumulato risulta di 21 punti di Pil al 2060 e di 23,4 punti al 2070".

Anche se il dato non è ancora definitivo nell'ultimo rapporto la Rgs, utilizzando lo scenario demografico istat aggiornato al 2016, mette in conto dal 1° gennaio 2019 un aumento a 67 anni dell'età per la pensione di vecchiaia e di 43 anni e 3 mesi di contributi (42 anni e 3 mesi per le donne) per il conseguimento della pensione anticipata. Dopo la mobilitazione dei sindacati, che si sono appellati al governo chiedendo un intervento diretto e immediato per rimandare lo scatto e il "no comment" del ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ha rimandato il problema all'autunno sulla questione si erano già espressi i presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato Cesare Damiano e Maurizio Sacconi con la richiesta di un intervento immediato e tempestivo da parte dell'istituzioni per disinnescare il prossimo "scatto" previsto dalla riforma.

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