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Scienza

Spazio, scoperti altri 219 pianeti, 10 abitabili come la Terra

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NASA NASA  Reuters

Con il rilascio di questo catalogo, ottenuto dalla revisione dei dati dai primi quattro anni di missione e che rappresenta la versione finale ottenuta dalle misurazioni ottenute nella porzione di cielo in direzione della costellazione del Cigno, il totale dei candidati esopianeti sfonda il muro dei 4000, assestandosi a 4.034. Grazie a Kepler è ora possibile affermare che la nostra galassia è ricca di pianeti, con caratteristiche e dimensioni che variano molto a seconda della loro distanza dalle stelle intorno a cui orbitano. Per ora gli astronomi hanno confermato l'esistenza di 2.355 di questi esopianeti e 21 di questi sono in una zona abitabila.

Kepler - il telescopio spaziale della NASA lanciato il 7 marzo 2009 - continua a dare grandi soddisfazioni.

Per determinare quali delle 200.000 stelle osservate da Kepler hanno un sistema planetario, i dati sono passati attraverso un intenso processo di verifica. Grazie ai dati di Kepler, un gruppo di ricerca, oltre a diffonderne il numero, è riuscito anche a elaborare le caratteristiche di questi possibili parenti della Terra. "Ci piace pensare a questo studio di classificazione dei pianeti come quello con cui i biologi identificano nuove specie animali" - ha commentato Benjamin Fulton, altro coordinatore dello studio, proveniente dall'Università delle isole Hawaii - "trovare due gruppi distinti di pianeti è come scoprire che mammiferi e lucertole formano due rami distinti dell'albero evolutivo". L'elenco è stato diviso in rocciosi (delle dimensioni più o meno del nostro pianeta) e quelli gassosi più piccoli di Urano.

Circa la metà di questi pianeti assume una piccola quantità di idrogeno e di elio che "gonfia" le loro dimensioni, permettendo loro di "saltare il divario" e di unirsi alla popolazione più vicina alla dimensione di Nettuno.

"KOI" sta per "oggetto Kepler di interesse".

Ricordiamo che il telescopio spaziale Kepler va a caccia di pianeti con la tecnica del transito, che consiste nell'osservare la luminosità di una stella madre: se si riduce per un breve periodo di tempo potrebbe essere il segnale di un transito, ossia di un pianeta che passa davanti alla stella stessa. Kepler è intanto entrato da qualche anno in una nuova missione, K2, anche se il telescopio è danneggiato e non può più svolgere pienamente le sue attività.

Nuovo colpo per Kepler, il cacciatore di esopianeti. Ma non cantate subito vittoria: i pianeti si troverebbero all'esterno del nostro sistema solare, quindi decisamente un po' fuori porta.

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