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Brexit, a Bruxelles il via ufficiale ai negoziati

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Si prevede che i negoziati con l'UE inizieranno a giugno, dopo le elezioni parlamentari anticipate. Vista da Bruxelles, la prospettiva di dedicare risorse umane, finanziarie ed energie al dossier Brexit è vissuta con un certo fastidio venato di un atteggiamento rivendicativo: "Non l'abbiamo certo voluta noi questa situazione".

Dalle elezioni anticipate di giovedì 8 giugno non poteva uscire un quadro più caotico di questo. Taluni giuristi che la ritengono ammissibile (non a caso, inglesi) affermano che il Regno Unito, così come ha unilateralmente notificato il recesso, potrebbe altrettanto unilateralmente revocarlo, se ciò fosse deciso in maniera conforme alle norme interne britanniche. May deve sostenere anche l'opposizione dei suoi compagni di partito, che le chiedono le dimissioni. All'indomani del voto che ha consegnato al Paese un "Parlamento appeso" senza la maggioranza per governare, era molto quotata l'ipotesi del ritorno immediato alle urne.

Ma non si tratterà, come si prevedeva all'inizio, di una hard Brexit.

Davis ha dichiarato che il Regno Unito vuole una "nuova partnership profonda e speciale con l'Unione Europea".

Da parte dell'Unione europea non cambia la linea dura: prima si discute il divorzio, soltanto dopo le relazioni future. Il tutto con incognite notevoli: cosa farà il governo May, oggettivamente debole (ha una maggioranza risicata e solo grazie ad una coalizione)?

E' alle 11 ora di italiana che le trattative sulla Brexit inizieranno ufficialmente.

A un anno di distanza dal referendum in cui il popolo britannico ha scelto la Brexit, a Bruxelles si inizia a trattare. "Tra tutti gli scenari presentati, non c'è l'opzione di accordo entro il 29 marzo 2019". Corbyn su questo tema è da sempre ambiguo, pur preferendo un esito che preservi l'accesso al mercato unico; i conservatori scozzesi parlano di "open Brexit". Altrimenti, senza rinvio e senza accordo, l'uscita del Regno Unito dall'UE avverrebbe nel peggiore dei modi, nel caos assoluto e senza un Governo forte in grado di affrontare la tempesta. Una cifra comunque esigua se si pensa che gli effetti della Grande Crisi hanno fatto aumentare il debito della Gran Bretagna ai suoi attuali livelli dal 35,5% nel 2007-08.

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