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Esteri

Cassazione: Riina verso la scarcerazione

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La sentenza che ha dato il via libera alla scarcerazione di Totò Riina è una vera e propria proclamazione del diritto e dei diritti della persona. Tutti elementi che, per i giudici bolognesi, non possono dare certezze sulla possibilità che il boss non torni operativo. "Dopo terribili stragi e tanto sangue, il più feroce capo di Cosa Nostra è stato assicurato alla giustizia e condannato all'ergastolo - aggiunge Bindi - anche se vecchio e malato, la risposta dello Stato non può essere la sospensione della pena" e conclude "leggeremo con attenzione le motivazioni della Cassazione". "Sull'ipotesi - avanzata dalla Cassazione - di una mutazione della pena detentiva in arresti domiciliari, sono certo che il Tribunale di Bologna valuterà con saggezza e piena cognizione di causa, tenendo conto di tutti i fattori in gioco".

"Ma lo Stato ha bisogno di tenermi al 41 bis per dimostrare di non essere mafioso?"

Inoltre, il provvedimento non chiarisce come debba considerarsi "attuale" la pericolosità di Riina in considerazione delle condizioni di salute. "Abbiamo elementi per smentire questa tesi". E per ribadire che Totò Riina è il capo di Cosa nostra", "le indagini sono in corso e non ho nulla da dire, né potrei farlo. Se non è un pericolo attuale questo, mi chiedo che altro dovrebbe esserci. "Il diritto a morire dignitosamente vale per ogni persona detenuta, in accordo a quella più ampia umanizzazione della pena che contrassegna la civiltà di un Paese, come ci ricorda la Costituzione".

Per i giudici, fermo restando il suo "spessore criminale", va verificato se il boss di Cosa Nostra possa considerarsi pericoloso vista l'età (86 anni) e le gravi condizioni di salute.

Il Tribunale di Sorveglianza aveva escluso l'ipotesi del differimento della pena "non emergendo dalle relazioni sanitarie acquisite che le pur gravi condizioni di salute del detenuto fossero tali da rendere inefficace qualunque tipo di cure e dandosi, anzi, atto nelle stesse di numerosi e articolati trattamenti terapeutici praticati al detenuto" insieme a "un attento e continuo monitoraggio" che aveva portato anche ad alcuni ricoveri in ospedale. Ora, sulla base di queste indicazioni, sarà il tribunale di sorveglianza di Bologna a doversi pronunciare sulla richiesta che finora è sempre stata respinta. Il ricorso è stato presentato contro la sentenza del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, che un anno fa negò il differimento della pena per ragioni di salute di Totò Riina, che è affetto da tumore ad entrambi i reni, ha una cardiopatia e soffre di problemi neurologici. Secondo la Suprema corte: "Il giudice deve verificare e motivare se lo stato di detenzione carceraria possa comportare una sofferenza e un'afflizione di tale intensità da andare oltre la legittima esecuzione di una pena". Ha semplicemente affermato che in condizioni di salute particolari è prevalente il diritto a una morte dignitosa, che solo può soccombere di fronte alla pericolosità criminale del detenuto.

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