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Gasdotto in Puglia, Tar respinge ricorso Regione: gli ulivi saranno espiantati

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Il Comune di Ossi darà battaglia al Tar contro la cava

Il Tar nei giorni scorsi aveva sospeso l'efficacia della nota, ma ora ha respinto il ricorso.

"La sentenza del TAR Lazio conferma purtroppo ciò che già avevamo compreso da tempo: le responsabilità della Regione Puglia sull'avanzamento del progetto TAP sono enormi", lo dichiara il consigliere regionale salentino del M5S Antonio Trevisi che prosegue: "Basta leggere le motivazioni della odierna sentenza del TAR Lazio per capire che la Regione Puglia sta conducendo, dai tempi di Vendola fino ad oggi, solo una finta guerra contro il gasdotto TAP. 28 e 29 del decreto da ultimo citato, di detta verifica in rapporto alle prescrizioni, contenute nel provvedimento di valutazione di impatto ambientale".

L'espianto degli ulivi per la realizzazione del gasdotto Tap riprende. La seconda, strettamente connessa con la prima, è che sebbene la Regione Puglia sia indicata nello stesso decreto "come Ente vigilante, non può escludersi che il Ministero rimanga titolare di una facoltà di controllo". Il Ministero, dal canto suo, aveva chiarito nella sua memoria come la prescrizione fosse ottemperata e l'espianto autorizzato.

"Intendiamo proseguire nel proporre soluzioni alternative - ha concluso Emiliano - che permettano la salvaguardia del territorio insieme all'implementazione delle necessità energetiche nazionali, cui la Puglia da sempre contribuisce massivamente".

Rispetto a questo documento, poi, il Tar Lazio fa presente poi che il via libera alle attività di espianto si fonda sue due atti autorizzativi emanati da articolazioni della stessa Regione - Osservatorio fitosanitario e Servizio provinciale agricoltura - e che le osservazioni successivo del Dipartimento di Ecologia non hanno comunque portato all'annullamento di quegli atti (l'annullamento in autotutela era quello che chiedeva l'amministrazione comunale di Melendugno). Al momento risultano inoltre altri 31 alberi già espiantati e sistemati in vasi rimasti nel cantiere, mentre altri 12 si trovano invece in un deposito a Melendugno.

"Gli interventi di espianto, cominciati il 17 marzo, erano stati fermati con decreto cautelare del Tar il 6 aprile, nel pieno delle manifestazioni di protesta di attivisti, cittadini e amministratori salentini".

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