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Esteri

Anticorruzione, il governo riduce i poteri di Cantone sul controllo degli appalti

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Raffaele Cantone

"Aver tolto i poteri all'Anac è un atto grave non solo nel metodo, ma ancor più nel merito e - sostiene - il messaggio che esce dal Cdm è chiaro: il settore degli appalti deve rimane zona franca, dove regolarità e trasparenza debbono ancora abdicare alla corruzione".

"Non c'è alcuna volontà politica di ridimensionare i poteri dell'Anac", ha però assicurato il governo, spiegando che verrà posto rimedio "in maniera inequivocabile".

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, in missione a Washington, è stato in contatto con il presidente dell'Anac Raffaele Cantone e in fase di correzione del Dec sarà "posto rimedio" al provvedimento che ha ridimensionato i poteri dell'Anac sugli appalti pubblici. [.] Nella legge c'era un passaggio importante che permetteva all'Anac di essere vincolante, anche nelle sanzioni comminate, se ravvisava gravi illeciti.

"All'articolo 211 del decreto legislativo del 18 aprile 2016, n. 50, sono apportate le seguenti modificazioni: al comma 1, primo periodo, dopo le parole esprime parere sono inserite le seguenti: previo contraddittorio". Un anno fa, dopo gli scandali di Expo e Mafia Capitale, il codice era stato approvato e una legge delega conferiva tale potere.

Il consiglio dei Ministri ha ridotto i poteri dell'Autorità nazionale anticorruzione e del suo presidente, Raffaele Cantone. "Chi ha materialmente scritto quella riga di legge è sconosciuto al momento". Ma, "un anno dopo la legge deve fare un tagliando, ovvero in gergo politico e tecnico, si vede cosa funziona e cosa no e si aggiustano le varie parti". Uno strumento fortemente innovativo, col conferimento all'Anac di poteri sostanziali. Dura anche la Cgil, che ha parlato di "ennesimo colpo di mano in Consiglio dei ministri sugli appalti".

Ad annunciare la notizia è stata la deputata del Movimento 5 Stelle Roberta Lombardi, che sul suo profilo Facebook ha scritto: "Il comma 2 è abrogato". In sostanza, se Anac si accorge che sussistono pesanti inadempienze da parti de una stazione appaltante e casi conclamati di illegittimità, può imporre il ritiro in autotutela di un atto, pena la multa del dirigente che si rifiuti di eseguirlo. "E tra le macerie quelle più evidenti sono quelle della dignità della politica", ha concluso la deputata.

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