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Closing Milan: altra caparra e rinvio. Come può SES guidare i rossoneri?

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Luca Pagni

Ci sarebbero infatti dei problemi legati al commitment (l'impegno finanziario) per alcune delle società finanziarie cinesi coinvolte nell'ambizioso progetto di Yonghong Li: alcune di queste società sembrerebbero ricoprire il ruolo di finanziatori anziché di investitori e se questi problemi dovessero permanere il closing potrebbe essere rinviato. Quel che sembra vicino alla verità è che Sino-Europe Sports avrebbe ufficialmente richiesto una proroga, ma per ottenerla dovrebbe versare altri 100 milioni alla holding di via Paleocapa entro il 10 marzo.

Le recondite speranze di chi tifava contro la vendita o le preoccupazioni di chi non vedeva l'ora di accogliere la numerosa delegazione cinese (32 persone) dopodomani, il giorno fissato per l'assemblea dei soci e il passaggio di proprietà del Milan (che a questo punto ha perso ogni importanza), si sono materializzate ieri mattina. Poche certezze, quindi, sul futuro del Milan.

Fininvest chiuda questa trattativa e cerchi sul mercato un altro compratore, degno questa volta. Poi oggi alle 11 sono sorti i problemi. E' dunque lecito chiedersi anche quali siano realmente le possibilità economiche di un fondo che non riesce a reperire 520 milioni di nove mesi. Se lo scopo della cessione era quella di ridare lustro al Milan, questi non sembrerebbero essere i migliori presupposti iniziali. Così come gli altre 200 milioni versati nel 2016 ad agosto e dicembre.

E Yonghong Li? Il mistero si infittisce intorno al personaggio che dovrebbe diventare il presidente del nuovo Milan. Sinceramente non lo capiamo, se non per il fatto che siamo in Italia. Le restrizioni imposte dal governo cinese in materia di fuoriuscita dei capitali non agevolano la trasparenza e anzi non è escluso che, per lo stesso motivo, i soggetti interessati possano continuare a non palesarsi anche a closing avvenuto.

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