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Italia

Truffa da tre miliardi di euro, due reggiani indagati

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Imprese in crisi vittime di una società fantasma

PROCACCIAVANO falsi finanziamenti a imprenditori in crisi, in Italia e in Europa, attraverso una fantomatica società neozelandese, incassavano subito una percentuale per la sottoscrizione del contratto di mutuo e poi non consegnavano nemmeno un euro. Una maxi truffa finanziaria da tre miliardi di euro che vede coinvolte in tutto 14 persone, sei sono agli arresti; 70 sono gli imprenditori raggirati. Ma i finanziamenti non venivano mai erogati. All'organizzazione tutto ciò ha fruttato oltre 2 milioni di euro. Ad Aldo Ferrari, già in passato, vennero contestate presunti raggiri a molte persone. "Ma questa, dipinta come ente di intermediazione finanziaria, era in realtà una società fantasma, sebbene, come emerso dalla documentazione sequestrata e dalla pubblicità in rete, vantasse sedi in Nuova Zelanda, Delaware, Israele, Giappone, Singapore e Grecia".

Le manette sono scattate inoltre per altre cinque persone: un 63enne originario della provincia di Reggio Calabria e residente nello spezzino, un 54enne nato in provincia di Siracusa e residente a Palermo, un 69enne della provincia di Bari residente a Fidenza (Parma), un 43enne della provincia di Parma e un 57enne della provincia di Lodi.

Grazie in particolare a pedinamenti e all'analisi di centinaia di contratti, nonche' ai numerosi riscontri sulle banche dati a disposizione, i finanzieri hanno potuto ricostruire un articolato sistema di truffa a danno di decine di imprenditori italiani ed esteri, spesso in stato di difficolta', che per ottenere finanziamenti si erano rivolti a una societa' neozelandese ribattezzata "International world investment loans" (Iwil).

Dietro la Iwil si sarebbe celata, in realtà, un'organizzazione che fingeva di operare alla luce del sole utilizzando immobili di pregio affittati a Parma, così da apparire come un normale operatore nel settore finanziario.

La truffa, secondo le ricostruzioni, prevedeva contratti di finanziamento a tassi agevolati, senza le necessarie misure di garanzia e con la sottoscrizione di un fittizio contratto di investimento (che addirittura serviva ad abbattere i costi dell'operazione).

Dopo la firma di quest'ultimo, al richiedente veniva richiesto il versamento di una somma di denaro a titolo di spese per l'istruzione della pratica, a fronte del quale seguiva anche l'emissione della fattura fiscale: un meccanismo, spiegano i militari, che avrebbe avuto lo scopo di rassicurare il cliente, ma in grado di consentire all'organizzazione di incassare una somma anche maggiore di denaro. "Alla fine di tale messinscena, non un solo euro di finanziamento e' stato erogato", traducono le Fiamme gialle.

Il gip di Parma Alessandro Conti ha quindi disposto l'emissione di due ordinanze di custodia cautelare in carcere e di quattro provvedimenti di arresti domiciliari, oltre che il sequestro della sede della Iwil e l'inibizione dell'accesso e l'oscuramento delle pagine web illecitamente utilizzate.

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